Architetto Simona Agostino

Essere un Architetto oggi è come essere un temperino

26-6-2008 compro un temperino di legno prima di entrare in aula per svenire dietro a disegni e relazioni: è il giorno dell’esame di stato per l’abilitazione alla professione. Passo al primo colpo, tutto fila liscio e posso subito iscrivermi all’Albo! Che emozione! Sono un Architetto! Non vedevo l’ora di iniziare a progettare, di capire, trasformare, concretizzare e proiettare. Che energia pazzesca, al solo pensiero di avere un cliente con delle esigenze da soddisfare mi animo e non sto nella pelle. Gli anni passano, non molto a dire il vero, ma siamo a dieci. Sono stata dipendente ed ora lavoro in proprio, non ho mai smesso di lavorare e di imparare, anzi direi che continuo ad imparare.

A volte mi chiedo quando mi sentirò pronta alla professione… le leggi cambiano in continuazione, i moduli, i riferimenti… tutto scorre. Purtroppo capisco cha la mia professione spesso è denigrata per via di una falsa conoscenza della figura dell’architetto e questo mi rattrista; vorrei rivoluzionare questa situazione. Entro a far parte dell’Ordine degli Architetti della Valle d’Aosta e di questo ringrazio tutti i miei colleghi che mi hanno dato la loro fiducia, cerco di adoperarmi per loro e per la comunità, per far capire perché un architetto non è solo un personaggio che disegna e compila moduli, ma un dottore in architettura, con una cultura della progettazione che tocca diversi ambiti: composizione, tecnologia delle costruzione, strutture, energia, acustica, paesaggio, storia, illuminotecnica, antincendio, sicurezza in cantiere, economia, grafica, ergonomia, … e molto altro ancora; eppure sarei curiosa di fare un sondaggio e capire secondo l’opinione pubblica: puoi definire secondo le tue conoscenze la figura professionale dell’Architetto?

Io risponderei: Progettare non significa fare un rendering per rendere l’idea di quella che sarà la futura abitazione, ormai tutti si pubblicizzano con queste immagini, come se quella fosse la soluzione a tutto, un po’ come le immagini femminili utilizzate per sponsorizzare qualsiasi cosa, dalla scaletta per i lavori domestici al dentifricio più sbiancante al mondo. La progettazione non è un oggetto da commercializzare, la progettazione è un succo proveniente da due frutti differenti: il cliente e l’architetto e va assaporato non guardato. Credo che progettare sia stare seduti con il proprio committente con una matita in mano ed un temperino: ascolti, modifichi e se serve temperi un po’ la punta e ricominci. In cantiere poi la matita ed il temperino sono indispensabili! Non puoi mica parlare alle ditte con un rendering.

In sostanza io, la mia matita ed il mio temperino non smetteremo mai di collaborare per disegnare soluzioni su misura, per migliorare la vivibilità di una stanza o di una città e se lo stato mi schiaccerà con tasse e burocrazia troverò sempre un buon motivo per temperare.

Grazie ai miei clienti e a chi mi dà fiducia quotidianamente

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